Adriana Castagnoli – Storica, economista ed editorialista de Il Sole 24 Ore, è autrice del libro Il lungo addio. La fine dell’alleanza tra Europa e Stati Uniti

Adriana Castagnoli – Storica, economista ed editorialista de Il Sole 24 Ore, è autrice del libro Il lungo addio. La fine dell’alleanza tra Europa e Stati Uniti

La storia e l’economia fanno parte del suo patrimonio genetico. Basta leggere alcuni dei suoi editoriali su Il Sole 24 Ore per apprezzarne le doti. Adriana Castagnoli ha la capacità di indagare il passato e il presente con un’intelligenza critica e analitica per poi fornire ai propri interlocutori una descrizione puntuale e un’interpretazione lucida dei fatti. Specializzata in rapporti economici e geopolitici internazionali, ha firmato volumi quali La guerra fredda economica. Italia e Stati Uniti 1947-1989 e saggi come The Economic Union, per la rivista “Eutopia”, entrambi pubblicati da Laterza. Nella sua carriera ha insegnato Storia economica e Storia contemporanea presso l’Università di Torino ed ha pubblicato numerosi studi su quanto è accaduto nell’industria e nell’economia italiana ed europea nel corso degli anni. Attenta conoscitrice dell’economia nazionale e dei suoi protagonisti, nel 2003 ha scritto per Einaudi, insieme a Emanuela Scarpellini, Storia degli imprenditori italiani.  Nel 2012 ha pubblicato Essere impresa nel mondo. L’espansione internazionale della Olivetti dalle origini agli anni Sessanta, edito da Il Mulino, le cui tesi sono state riprese in Across borders and beyond boundaries: How the Olivetti Company became a multinational, apparso nel 2014 sulla prestigiosa rivista Business History. Ha condotto studi e ricerche negli Stati Uniti consultando molteplici e cospicue fonti documentarie. Ha inoltre collaborato con numerosi istituti di ricerca e altrettante imprese firmando diverse pubblicazioni. L’ultima fatica letteraria è Il lungo addio. La fine dell’alleanza tra Europa e Stati Uniti, stampato quest’anno da Editori Laterza.

Ci presenta il libro appena pubblicato?

“Ricostruisce con la profondità dello sguardo storico il progressivo allontanamento fra le due sponde dell’Atlantico che è iniziato prima di Trump e non finirà con Trump. Per il Vecchio Continente questa frattura ha conseguenze di lunga portata e lo costringe a ridefinire la sua identità proprio quando si trova diviso da risorgenti tendenze nazionalistiche, da nuovi contrasti d’interesse e da uno scontro di sistemi di valori nello scenario della competizione globale fra Stati Uniti e Cina”.

A che punto sono i rapporti tra Europa e USA?

“Si è incrinata la fiducia tra alleati. Dopo la fine della guerra fredda le frizioni fra USA e UE sono emerse in modo sempre più evidente; finché si è privilegiato l’approccio multilaterale, i dissidi sono stati in qualche modo tenuti sotto controllo. Ma l’aggressivo unilateralismo di Trump sta scavando un solco incolmabile fra Washington e l’Europa, sospinta così anche a rafforzare i rapporti d’interesse con Pechino e con la Russia di Putin che, giocando sul tavolo occidentale e su quello asiatico, cerca di non farsi schiacciare dalla potenza cinese. L’allentamento dei legami fra gli alleati accelererà la frammentazione dell’Occidente, finendo con indebolire le stesse basi del potere americano. A meno che l’Europa non riesca a riformare sé stessa per evitare di disarticolarsi sotto le spinte nazional-populiste e di dissolvere così la sua forza. La questione nevralgica è proprio come realizzare questa integrazione”.

Quanto è importante conoscere il passato per avere un quadro della situazione economica italiana oggi?

“Come ha osservato Edward Luce, firma del Financial Times: Noi possiamo anche non essere più interessati alla storia. La storia è comunque interessata a noi. Non c’è un misuratore per la diffusa credulità, ma cittadini ben informati creano una società più forte, equa e con un futuro”.

Come definirebbe il nostro Paese nel 2019?

“Un paese confuso, che annaspa in acque agitate senza il salvagente di un sistema di valori per un bene comune”.

A livello internazionale, quale sarà la situazione economica nei prossimi anni?

Il bicchiere mezzo pieno: un’ondata di vasti cambiamenti tecnologici rivoluzionerà l’economia e le nostre vite. Il bicchiere mezzo vuoto: siamo in mezzo al guado. Da come avverrà questo passaggio dipende il nostro futuro: chi controllerà le tecnologie, e pertanto noi, governi democratici o autoritari. Il rischio è che noi europei siamo ormai fuori tempo massimo, schiacciati tra Usa e Cina.

La tecnologia è divenuta il principale terreno di confronto tra Stati Uniti e Cina. La questione del trasferimento di tecnologia è nevralgica tanto per la difesa e per la sopravvivenza dell’industria occidentale quanto per gli obiettivi di Pechino. Con il Piano “Made in China 2025” la Cina mira a divenire un leader globale in campi d’avanguardia come Intelligenza Artificiale, robotica, ingegneria genetica, auto elettriche, 5G e altre cruciali tecnologie del futuro. Con questo obiettivo ha varato inoltre, nel 2008, il “Thousand Talents Program”, associato all’esercito, con il quale migliaia di scienziati ed esperti formatisi all’estero sono stati già attirati in Cina per svolgervi attività di ricerca in questi settori.

Per ottenere le conoscenze necessarie a una rapida trasformazione della sua economia in un’economia industriale avanzata, Pechino non solo ha imposto alle aziende straniere di cedere la propria tecnologia in cambio dell’accesso al suo enorme mercato, ma ha fatto anche massicci investimenti esteri diretti per acquisire innovazioni e brand high-tech occidentali. In Europa, prede particolarmente ambite sono state le imprese tedesche. Questo massiccio flusso di investimenti nel 2016 suonò un campanello d’allarme per gli europei. Cominciò a farsi strada la consapevolezza che si dovevano varare misure comuni di difesa e antidumping per impedire l’assorbimento di industrie e tecnologie nevralgiche per il futuro. Ma in un’Europa ancora intrisa di interessi nazionalistici era difficile trovare un’intesa per combattere le “distorsioni di mercato” di Pechino. Questa impasse ha messo a nudo i limiti di un’Unione che, in un mondo di aggressive superpotenze globali, non è tuttora riuscita a superare le attribuzioni nazionali in materia economica. E che, in nome di regole ispirate a un liberalismo astratto dallo scenario mondiale contemporaneo, non riesce neppure a formare quei “campioni europei” che pur sono necessari per sostenere la competizione con il gigante americano e con il Dragone cinese senza esserne schiacciati.

Torino per lei significa?

Una città di “confine” che nella sua storia ha cercato, almeno per iniziativa dei suoi rappresentanti più lungimiranti e visionari, di superare la barriera naturale costituita dalle Alpi per collegarsi culturalmente, economicamente e politicamente all’Europa più avanzata. Ma che dei luoghi di confine possiede anche le diffidenze e le chiusure.

Un’emozione legata alla città?

“Il piacere della ricerca e della conoscenza economica che ho coltivato frequentando assiduamente negli anni la Fondazione Luigi Einaudi. Creata nel 1964 per rendere disponibile agli studiosi la collezione di libri e di documenti appartenuti a Luigi Einaudi, possiede una biblioteca di centinaia di migliaia di volumi italiani e stranieri specializzati nelle scienze economiche, storiche e sociali. Un prodigio!”.

Coordinamento: Carole Allamandi

Intervista: Barbara Odetto

Ph: Sandra Czubak

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